I-Day / Milano Urban Festival – Deep Purple + Kasabian + Kooks

1 Set

Causa (ennesima) scazzottata tra i fratelli Gallagher, il concerto di Milano degli Oasis è stato annullato e quella che doveva essere l’ultima data italiana non lascerà memoria alcuna di una delle più talentuose band brit-pop degli anni ’90, ad esclusione di una notevole quantità di gente che indossava magliette degli Oasis.

Nonostante il forfait della band, gli organizzatori “Indipendente Concerti” non hanno rinunciato alla messa in scena dell’evento, conservando tutti gli altri ospiti in programma e rimpiazzando la head-line con uno dei gruppi rock più importanti della storia: i Deep Purple.

Inoltre, gli organizzatori hanno comunicato che tutti i partecipanti che conserveranno il ticket avranno diritto ad uno sconto di 20 € sul biglietto della prossima edizione dell’I-Day Milano nel 2010.

Detto questo, cosa strana, oltre alla tanta gente indignata per aver acquistato il biglietto di un concerto che in parte non ci sarebbe stato, quindi pronta a rinunciare alla paternità del biglietto, c’era altrettanta gente (magari giusto un po’ più attempata) in fila ai botteghini disposta ad adottare i biglietti di questo contestato show nel nome delle pietre miliari del rock.

La location, del tutto nuova, è l’arena concerti della Fiera di Milano. Fondamentalmente si presenta bene, almeno sotto il punto di vista organizzativo; per il resto (è un parcheggio) bisogna farsi un sacco di chilometri a piedi ma chi è già stato a Rho Fiera Milano parte già consapevole del problema.

Il concerto ha avuto inizio alle 16.30 con i gruppi d’apertura: the Hacienda, Expatriete e Twisted Wheel.

Alle 19.10 la situazione si è iniziata a scaldare pesantemente e molto prevedibilmente con il ritorno, dopo un paio d’anni d’assenza, dei Kasabian, uno dei gruppi brit-pop più apprezzati degli ultimi anni.

A parte qualche problema audio con la regia, i Kasabian sono stati letteralmente impetuosi. Un rock energico carico di sonorità ricercate: dall’electro, allo psycho-rock, a basi grasse di vera e propria techno. La voce tiratissima di Tom sulle note di Underdog, quando intona “I live my life like on a lullaby”, ha fatto cantare a squarciagola tutti i fan accorsi a sentirli.

Dal vivo si capisce subito il plus di questo gruppo, il carisma della voce di Tom ed il ritmo incalzante degli arrangiamenti arrivano diretti a chi ce li ha di fronte. La cosa più spettacolare è che riescono a rendere molto dando l’idea di non sforzarsi affatto, con la massima naturalezza.

Sono le 20.40 e salgono sul palco i Kooks, età media 20 anni, lontani dalla scena italiana solo da pochi mesi. Per un gruppo così giovane sembra incredibile avere un posto così buono in scaletta. Sono i diretti apri-pista dello special guest della serata, l’atmosfera è ancora infiammata dai Kasabian e dopo di loro ci saranno “solamente” i Deep Purple.

Sono belli, hanno stile da vendere ed il loro cantante ha letteralmente tirato giù il palco. Schizzava a destra e sinistra in preda all’esaltazione totale. Del resto, come biasimarlo.

Il loro è un rock melodico, molto simile a quello degli Arctic Monkeys. La voce di Luke Pritchard è quella di un angelo e credo che questo faccia impazzire le sue fan (almeno da quello che ho notato da alcune scene tra le prime file…).

Ore 22.30, i signori del rock non necessitano troppi preparativi, in meno di quanto previsto si sente l’assolo di chitarra di Mr. Steve Morse. I Deep Purple sono raggianti, scatenano riff psichedelici accompagnati da assoli d’organo allucinanti.

La gente si diverte da morire, nonostante non sia mancato qualche focolaio di contestatori scottati dall’assenza degli Oasis.

Poi è arrivato il momento di “Smoke on the Water”. Un pezzo che a sentirlo a casa con un impianto della Bose fa un certo effetto. Un pezzo che a dire di Elio (di Elio e le Storie Tese) lo può scrivere anche un bambino 10 anni. Un pezzo che a sentirlo dal vivo con un’intro di 10 minuti di tastiera che neanche sai dove sfocerà (come dice mastercard) non ha prezzo!

Inutile dire che sono stati all’altezza del ruolo di headliner nonostante molta gente non fosse lì per loro, nonostante siano stati contattati all’ultimo minuto (… nonostante la loro veneranda età).

Questa serata non si può di dire che sia nata sotto una buona stella, ma si può dire che si sia conclusa bene. Durante questa serata ha aleggiato forte il fantasma degli Oasis attraverso le magliette dei fan e attraverso il mormorio di alcuni che speravano in un’uscita a sorpresa dei fratelli/coltelli. Detto questo, mi viene da dire che qualche gruppo, in special modo i Kasabian (considerata la stima che notoriamente c’è tra i due gruppi) avrebbero potuto cantare qualche pezzo dei grandi assenti. Almeno simbolicamente, per rispetto di un gruppo che ha segnato la storia della scena pop mondiale… ma siamo sicuri che gli Oasis siano entrati a far parte del passato? Alla fine i Deep Purple insegnano, se non ricordo male anche loro hanno sospeso un tour a poche date dalla fine. Io aspetterei l’I-DAY 2010, ovviamente con il biglietto tra i denti ;-).

http://www.soundandvision.it/blog.php?id=140&filter=

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