INTERVISTA A MANFREDI ROMANO

5 Ott

Come scegliete gli artisti che entreranno a far parte della line-up stagionale?

Il Cocoricò e uno dei pochi luoghi in Italia che può essere definito un superclub, cioè che puoi fare dal più grosso al più piccolo artista. Stiamo cercando di fare in modo che la gente venga indipendentemente dal nome ma anche per scoprire nuovi talenti, che propongono generi più innovativi, che in futuro sicuramente cresceranno. Poi ogni tanto chiaramente tiriamo fuori delle bombe che comunque servono a promuovere e a far capire che ci siamo.

Qual’è il fil rouge che mette insieme gli artisti che chiami a suonare al Cocco?

Non c’è un genere musicale preferito. Diciamo che noi cerchiamo di spaziare a 360 gradi, dalle cose più sperimentali alle cose più pop, perché crediamo che il divertimento nasce e si evolve sull’esplorazione e l’evoluzione dei generi musicali. Se ci si fermasse solo ad un genere o a un solo tipo di suono alla fine diventerebbe monotono.

Come si arriva a dj del calibro di Fat Boy Slim e Chemical Brothers?

Innanzitutto ci vuole il contenitore adatto poi devi proporgli un apparato tecnologico all’altezza delle loro performance in quanto vogliono un set-up tecnologico molto evoluto.

Poi è una questione di fiducia, quindi ti crei una storia dietro che ti rende credibile e così si creano i contatti. Comunque si arriva lavorando molto sodo e facendo attenzione a saper unire il contenitore al contenuto.

Raccontaci come hai vissuto questi stessi momenti il giorno del tuo primo grosso evento…

In questo lavoro quando fai un passo in avanti è già un grosso evento. Ad esempio già, 5/6 anni fa, quando facevo Riccado Villalobos mi sembrava di aver fatto tutto. In realtà, avendo delle ambizioni e cercando sempre di far meglio, ogni volta che ricomincio a fare nuovi progetti è sempre un emozione ed uno stimolo per migliorarmi.

Mai capitato un momento di sconforto? Un evento andato male? Gente che credeva poco in te?

Mah, in realtà tantissimi…a partire dai miei genitori, che ancora non hanno capito quello che faccio, a tanti amici che non capiscono perché faccio questo lavoro.

Il segreto è non farsi mai prendere dallo sconforto e quando capita superarlo per riuscire a crescere.

Come tu sai la nostra community è composta da molti rockettari, per questo vogliamo sapere se sei appassionato di rock…

Sono cresciuto con il rock e continuo a lavorare con gruppi rock.

Uno dei miei gruppi preferiti sono I Sonic Youth con cui sono cresciuto, poi ci sono gli LCD Sound System con cui tutt’ora lavoro e ne sono l’agente. Te ne potrei dire altri 1000, ad esempio, se vogliamo andare nel passato mi vengono in mente gli Who…

Quali sono le prospettive future del Cocco?

Il Cocco ha una grande tradizione. Dagli anni 90 ha fatto crescere generazioni di clubber ed, più di altre discoteche, è andata incontro alla voglia di divertirsi di più fasce d’età.

Oggi il Cocco sta vivendo una seconda giovinezza grazie ai nuovi proprietari che hanno deciso di prendere in mano e far crescere questo tempio della musica elettronica, che è stato famosissimo in tutta Europa e in tutto il mondo, facendolo diventare quello che era una volta, cioè il club n° 1 inItalia.

Come comunicate con il vostro pubblico

Per noi esistono due modi di fare comunicazione, attraverso i mass media tradizionali poi penso sia possibile comunicare  anche attraverso la musica, quindi attraverso la gente che ascolta musica. Questo avviene più facilmente con l’ausilio dei new media, quindi blog, social network e video on demand. Attraverso questo, agganciandoci a questo genere di interlocutori, il Cocoricò, attraverso foto, flyer e contenuti multimediali, sta lavorando molto per comunicare al suo pubblico il proprio impegno.

Il tuo myspace recita: Everything you like, I liked 5 years ago. Davvero hai la capacità di sapere in anticipo di 5 anni quelli che saranno i gusti delle masse!?

No, davvero no! In realtà questa frase l’ho letta su un cartello a Copenaghen e l’ho voluta fare mia, perché secondo me è molto importante cercare di appassionarsi e trovare un proprio punto di vista. Io guardo molto quello che c’è in giro, vedo quello che mi piace e quello che meglio si può adattare nel momento attuale, proponendolo subito, senza esitazione.

Ed io aggiungerei, a quanto pare funziona….

Beh, in alcuni casi ha funzionato, ad esempio la musica minimale insieme ad altri operatori è stata una delle cose che nel 2000/2001 abbiamo portato in Italia. Nello stesso periodo in cui la gente diceva che era un genere sterile e monotono, poi però è diventata una bomba ed invece oggi non ne può più nessuno ma questo è il naturale ciclo di un fenomeno pop che si esaurisce.

In che direzione si sta muovendo il nightclubbing in Italia

Come tutte le forme artistiche, come i colori, bisogna trovare i giusti ingredienti e saperli mettere insieme. In questo momento la gente sta cercando gli ingredienti da combinare perché è la fase più creativa, con grosse possibilità. Infatti, 3/4 anni fa, che la musica era piuttosto piatta e poco divertente c’erano meno possibilità di espressione (dico la verità, io mi vanto di aver portato la minimale in Italia ma è anche vero che sono stato il primo a stufarmi), fortunatamente, a quanto sembra, oggi la gente ha voglia di tornare a divertirsi, di tornare nel club piccolo a sentire il dj italiano e non solo la superstar straniera. C’è un grande ritorno al gusto del groove ed il funk, fare casino e limonare a fine serata…

http://www.soundandvision.it/blog.php?id=239&filter=

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