Delphic @ MAGNOLIA

12 Feb

Quando arriva un nuovo gruppo, è sempre un’incognita. Se poi ci mettiamo una giornata uggiosa e una location servita malissimo dai mezzi pubblici, il tutto si complica ulteriormente. E’ anche vero che il pubblico milanese è un po’ viziato, quando si tratta di novità fatica persino a vedere il concerto in TV, seduto in poltrona, con i piedi stesi sul tavolino. Ma questa è una storia vecchia a Milano, città dalla digestione lenta, al primo appuntamento vengono quattro gatti, la seconda volta sono la metà di mille. Per quanto riguarda i Delphic, a giudicare dal loro set up tecnologico, non gli importa molto quanto pubblico si trovino davanti. Escludendo un po’ di sana timidezza, sembra che i giovani ragazzi di Manchester siano molto decisi su quello che stanno facendo e sulle mete da raggiungere. La loro storia, cominciata appena due anni fa, è relativamente breve ma pare evidente che non abbiano perso tempo in sala prove e scantinati. Dal vivo, oltre basi vibranti e distorsioni decisamente imperative, sono in grado di costruire sonorità molto pulite ed eleganti.
Il suono dei Delphic si articola attraverso una strumentazione molto complessa. Sembrano una band voce-tastiere-chitarra-batteria, ma c’è molto di più. Matt Cocksedge (chitarra) suona anche una batteria elettronica, il cantante James Cook usa pure una seconda chitarra, il tastierista Richard Boardman, oltre ad una ricca serie di tastiere partecipa agli intermezzi vocali. L’unico a fare “solo” il suo mestiere è il batterista Dan Hadley, una macchina…
Il concerto inizia come Acolyte, esordio discografico della band inglese: Clarrion Call e a seguire il tormentone Doubt. Da lì in poi, il flusso continuo di filtri e riverberi che usciva dalle casse ha fatto entrare il pubblico in uno stato di trance. Tutti i presenti, compreso il sottoscritto, si sono lasciati andare e distinguere i brani non è più stato possibile. Tranne qualche sporadico stacco, la musica è stata un’unica orda di suoni, con prolungati e psichedelici assoli di chitarra e batteria.
Quella dei Delphic è stata una grande performance. Forse sono arrivati in Italia un po’ troppo presto, quando ancora in pochi conoscono il nome della band di Manchester. Ma state sicuri che li rivedremo, presto, magari ospiti di qualche evento mondano. Di sicuro, i biglietti non si troveranno con tutta questa semplicità.

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