INTERVISTA AI DELPHIC

13 Feb

Matt Cocksedge è il chitarrista dei Delphic, nonché portavoce del gruppo. L’ho intervistato in occasione del loro concerto a Milano per la presentazione del nuovo album Acolyte. I Delphic vengono da Manchester e sono molto apprezzati dalla critica Inglese.

Ciao Matt, raccontami quando e come si è formato il vostro gruppo?

E’ stata una serie di circostanze. Ci siamo trovati due anni fa, Richard lo conosco dai tempi della scuola, invece James e Dan, sono arrivati dopo, all’Università.

Inizialmente eravamo divisi, io e Richard in una band e James e Dan con altri gruppi; poi, dopo esserci conosciuti ed aver realizzato di essere ispirati l’un l’altro abbiamo deciso di provare a lavorare insieme.

Non c’è stato un vero e proprio accordo, siamo solo nati e ci siamo trovati bene.

In oltre venivamo da un periodo non troppo soddisfacente, pertanto abbiamo pensato che il feeling si era creato poteva essere l’occasione giusta per fare qualcosa di buono in modo più divertente.

Investigando sui vostri gusti musicali…

Prova a dirmi degli artisti o dei brani che ti vengono in mente in queste tre situazioni: viaggiando, in discoteca e per in negozio per l’acquisto di un nuova uscita.

Dunque, per quanto riguarda il viaggio ne avrei due. I Kraftwerk con il loro pezzo Tour de France perché da proprio l’idea di essere in movimento e viaggiando si può quasi sembrare di essere all’interno del brano. Poi c’è Apex Twin, che grazie alsuono permette di scollegarti dalle situazioni che stai vivendo e per noi a volte, quando dobbiamo viaggiare molto, è davvero importante.

In disco, invece, una canzone che apprezzerei molto è Aerodynamic dei Daft Punk. Trovo che Renda tantissimo quando la si sente sparata a massimo, in oltre aggiungoThe Chemical Brothers perché mettono euforia.

Per quanto riguarda le novità del momento so che Jamas ha appena comprato l’ultimo dei Massive Attack. Per quanto mi riguarda ho sentito parlar bene dell’ultimo album di Back con la collaborazione di Charlotte Gainsbourg.

Guardando quello che è stato fatto finora, Manchester sembra essere un importante punto di riferimento per la musica elettronica, volendo fare un riferimento casuale mi vien da pensare ai The Chemical Brothers. Quanta storia c’è nel vostro presente ed in particolare quanto i Chemical hanno influenzato il vostro souno?

A noi piace guardare avanti e non diamo tanta considerazione al passato, anche se è implicito che essendo cresciuti a Manchester abbiamo ricevuto l’influenza di quei suoi.

Pensiamo che la nostra città  sia sempre stata un importante laboratorio di sperimentazioni e contaminazioni musicali, il che ci carica di una grande responsabilità dovendo cercare di far sempre meglio di quello che è stato.

Sapere da dove si viene trovo che sia importante ma ancora di più è l’aver consapevolezza di dove si voglia andare.

Per quanto riguarda I Chemical, è vero, c’è una certa connessione, infatti con Tom abbiamo provato a registrare Counterpoint ed il risultato è stato incredibile, il problema è stato che il pezzo suonava troppo come un loro remix e questo non era il suono che avevamo in testa. Per questa ragione la cosa poi è sfumata. Probabilmente ora che è stato concluso l’album sarebbe interessante farlo rivedere da loro in modo da avere una versione dei Delphic ed una dei The Chemical Brothers.

La vostra si può considerare musica indie?

Noi siamo indie in parte. In Francia e UK facciamo parte sia di un’etichetta grande che di una indipendente quindi abbiamo modo di decidere molte cose.

A volte le band quando sottoscrivono I contratti non hanno la possibilità di decidere quanti e quali brani inserire nell’album. Per noi non è così, abbiamo un album indipendente, possiamo fare quello che vogliamo e per questo ci riteniamo fortunati.

Quando avete realizzato di aver raggiunto la fama?

Non so, sinceramente ancora non ci sentiamo famosi. Ad ogni modo tutto sta accadendo molto in fretta e ci sentiamo ancora in una bolla. Non leggiamo molti giornali in quanto pensiamo non sia salutare, l’unica cosa che ci interessa è fare quello che dobbiamo fare: suonare, registrare e pensare ai nuovi progetti.

Ad ogni modo è strano, non penso che questo possa sempre essere reale. Voglio dire, quando vediamo la pubblicità del nostro album in TV in UK o quando eravamo a Londra e abbiamo visto grandi poster con le nostre facce, chiaramente ci hanno sorpreso ed anche un po’ esaltato, ma non può essere reale, per questo bisogna rimanere con I piedi per terra e pensare che l’unica cosa che conta è andare a suonare e fare delle buone performance.

Per certi versi il vostro stile è molto simile alla disco music. Avete mai pensato di sviluppare un progetto parallelo che si avvicini al mondo del clubbing?

Avremmo in cantiere un progetto Delphic 2.0 e questo è una specie di progetto connesso al dj set, lavorando con i laptops e spingendo di più il suono, ma al momento siamo un po’ confusi su cosa fare anche per il poco tempo che abbiamo a disposizione.

Ad ogni modo abbiamo un’etichetta in UK che ci offre sempre opzioni nuove quindi siamo totalmente aperti.

Sicuramente quando sarà il momento giusto il progetto è di crescere e fare sempre di più!

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