Kasabian @ ALCATRAZ

20 Feb

L’ultima volta che i Kasabian sono arrivati in Italia, lo scorso settembre, in occasione dell’Urban Day Festival di Milano, non si può dire che sia andata troppo bene. In quell’occasione, oltre a loro, erano in cartellone i Kooks e gli Oasis, che, come molti si ricordano, hanno pensato bene di sciogliersi poco prima dell’evento. Tutti si aspettavano che i Kasabian fossero l’ultimo gruppo prima degli headliner (che nel frattempo, dopo il forfait dei Gallagher, erano diventati i Deep Puple, scelta discutibile), compito invece toccato ai Kooks. Insomma, molti fan del gruppo di Leichester sono arrivati ben dopo le 19, orario d’inizio del set “kasabiano”.
Ma stavolta non c’è un festival e i Kasabian sono gli unici protagonisti della serata all’Alcatraz, una delle migliori location di Milano, sia da un punto di vista strutturale che da quello audio.
A parte lo slittamento di un’ora sull’inizio dello show, è andato tutto bene. Alle 21.30 Sir. Tom (Meighan, cantante), Sergio (Pizzorno, chitarra), Chris (Edwards, basso) e Ian (Matthews, batteria) salgono sul palco accompagnati da un giro di tastiera psichedelico, pronti a infuocare i propri strumenti con Julie & The Mothmanil, pezzo che introduce la maggior parte dei loro concerti. Anche volendo, è veramente difficile descrivere la grinta e l’aggressività dei suoni che questo gruppo riesce a produrre dal vivo; in particolare, il loro sound, sommato alla voce di Mat, genera un effetto abrasivo sullo spirito di chi ascolta, che resta inevitabilmente catturato e coinvolto.
Il secondo capitolo della serata è Underdog, uno dei pezzi più cantati (a squarciagola) dai fans “kasabiani”, un concentrato di chitarre elettriche distorte. Dopo il terzo brano, Where Did The Love Go? la gente ammassata sotto le transenne del palco, (le prime dieci file del pubblico) è già un bagno di sudore… Balli e pogo sfrenato andranno avanti per tutto il concerto.
Dopo un set di circa 1 ora e mezza, lo show si chiude intorno alle 23 nell’euforia generale con VladLSF, due tra i migliori pezzi della discografia dei Kasabian. Soddisfatta, la band inglese saluta e ringrazia. Ma c’è spazio per un ultimo siparietto: Sergio Pizzorno, chitarrista di origini italiane, sventola la bandiera tricolore che ha tenuto appesa alle sue spalle per tutto il concerto, per poi lanciarla al pubblico. Un gentile (e apprezzato) omaggio alle sue radici.
Il pubblico ha risposto alla serata con grande calore. Del resto dei biglietti era stata fatta piazza pulita già da un paio di settimane e anche quelli venduti dai bagarini, alla modica cifra di 60€, sono letteralmente spariti ore prima che il concerto iniziasse. Se non è amore questo…

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