JAZZ:RE:FOUND 2010 (Vercelli) on 11/12/13 giugno 2010

20 Giu

“Roba da far invidia alle più grandi piazze musicali”. In questa frase si racchiudono tutti gli sforzi, ben impiegati, nella realizzazione di un festival d’alta qualità, sia sul piano musicale sia dal punto di vista organizzativo, considerando anche la forte affluenza dai capoluoghi limitrofi (Torino e Milano).

Il festival è iniziato con la word music dei “Poets Of Rhythm feat Karl Hector & The Malcouns” e le numerose bancarelle allestite nella zona Village. Nel mercatino era possibile trovare di tutto dell’accessoristica, dal vintage a gadget lavorati con materiali di recupero, tipo le cinture fatte con le camere d’aria delle bici. Tra i vari stand, persino la possibilità di beneficiare di rilassanti massaggi orientali. Inoltre, per dovere di cronaca, tra gli addetti ai lavori, ci tengo a segnalare il successo riscontrato dai cuochi del festival per gli spiedini, le salamelle ed il cibo vegetariano.

Passando al tema principale della serata, prima dell’arrivo degli headliner, nell’area club stage, c’è stato un mini concerto del gruppo torinese “Sweet Life Society”. Molto apprezzato per il loro swing e per la calda voce della cantante.

Intorno alle 23, come da copione, sono saliti sul palco i “Cinematic Orchestra”.

Uno spettacolo davvero indimenticabile. “Luke Flowers” alla batteria non si è scomposto di un millimetro per tutta la durata del concerto eppure le sue bacchette rullavano sulla batteria ad una velocità impressionante, producendo un suono quasi meccanico. La profondità del suono del basso di Phil France, ad ogni nota, portava le orecchie del pubblico a chilometri e chilometri di distanza dallo stage.

La maggior parte delle persone erano letteralmente ipnotizzate dalle morbide sonorità della band Inglese.

La serata è terminata con un memorabile aftershow di “Niky Siano”, finito anzitempo a causa dell’intervento dei vigili. Davvero impressionante veder dal vivo lo storico Dj dello studio 54 (nonostante la veneranda età) riuscire a tenere carico il pubblico dell’area club stage senza dargli un minuto di sosta.

Il secondo giorno è iniziato tutto in rassegna della musica Jazz con il ‘Tributo a Piero Umiliani” e la consegna del premio relativo al contest.

Passando allo spettacolo principale del sabato è stata la volta dei londinesi “Herbaliser”, anche loro, come i Cinematic, appartenenti al filone nu jazz, con forti influenze di Funk ed Hip hop. Il gruppo londinese, soprattutto grazie alle basi di DJ Ollie Teeba, ha trasformato il main stage in un gigantesco dancefloor.

A chiudere la serata nel club stage ci ha pensato il duo “zero 7” con un Dj-set, a base di elecro-ambient e per la felicità del pubblico questa volta lo show non è stato interrotto prima del dovuto.

Il terzo giorno è stato tutto più compresso. Il festival è terminato entro la mezzanotte con il concerto di Tricky.

Come previsto l’affluenza è stata ridotta rispetto agli altri due giorni, comunque l’ex membro dei Massive Attack ha dato le sue soddisfazioni (nonostante il timore di molti, considerando le ultime performance del cantante, come dire, un po’ precarie sul piano della lucidità e della sobrietà).

Jazz Re Found è stato anche arte, grazie al supporto dello sponsor Burn  con diverse iniziative legate al  writing, come la decorazione di variegati supporti luminosi (Light-box masters) e come l’originale perfomance live dell’artista Milanese “No Curves”, alle prese con le grafiche a 8 bit interamente fatte con l’ausilio di nastro isolante dai diversi colori.

Da segnalare anche, come merito dell’organizzazione, l’area camping gratuita, ben allestita e funzionale, quasi perfetta, se non per la fastidiosa presenza delle numerose zanzare.

Tra birrette e salamelle il giudizio complessivo che possiamo dare a quest’edizione del festival è sicuramente positiva.

Curiosi di sapere cosa il Jazz Re Found ci riserverà l’anno prossimo, aspettiamo, e speriamo, che qualcun’altro, magari nei capoluoghi, prenda esempio e si decida a far qualcosa in più rispetto a quello che si vede oggi. Negli ultimi anni l’aria che si respira nei grossi centri è di piattume ed atrofia, quando in realtà dovrebbero essere centri di sperimentazione ed incubatori di nuovi suoni.

http://www.ekosystem.org/forum/viewtopic.php?f=16&t=6719&p=55461

http://www.soundandvision.it/blog.php?id=476

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